Still Life, ovvero il cibo come rivoluzione

Still Life è un film meraviglioso del 2013. Diretto da Uberto Pasolini, racconta parte della vita di un funzionario comunale inglese, John May, a partire dal giorno in cui viene licenziato. Avendo dedicato tutto se stesso al lavoro per anni, si ritrova a doversi confrontare con il vuoto della sua vita. La sua mansione era quella di occuparsi dei cadaveri non reclamati da nessuno. Se un normale funzionario avrebbe buttato le ceneri senza tante cerimonie, lui no: lui si documenta sulle vite dei defunti, prova a rintracciare parenti e amici, organizza il funerale perfetto con tanto di musica, elogio funebre e sepoltura dignitosa. Improvvisamente deve rinunciare a tutto questo. Il suo ultimo “cadavere” è quello di Billy Stoke, un uomo ritrovato morto nell’appartamento proprio di fronte al suo. I tre giorni che il capo gli concede per chiudere il caso saranno tre giorni che gli cambieranno la vita. Ci mette tutto se stesso e la sua routine lavoro-casa-lavoro-casa viene rivoluzionata: viaggia in bus, parla con sconosciuti e, soprattutto, mangia cibo nuovo.
Il cibo diventa così il simbolo della sua trasformazione. Non è mai il protagonista, anzi, ma è il collante, il fil rouge tra le varie fasi del cambiamento e i personaggi coinvolti.

Prima che arrivi il caso Stoke, John May segue una routine anche per il mangiare: come spuntino a lavoro una mela, la cui buccia viene pelata in modo da formare la classica spirale, e a cena di ritorno a casa solo un pasto veloce: tonno in scatola, toast, tè e un’altra mela. Tutto viene preparato secondo un ordine, tutti i giorni.Stilllife3

Nel momento in cui gli arriva la segnalazione del cadavere di Stoke, John sta facendo il suo spuntino quotidiano, ovvero la mela. Non appena sente l’indirizzo però lascia il frutto sul tavolo, con la spirale di buccia a metà, e corre verso casa: stavolta è coinvolto. Ecco che l’imprevisto comincia a insinuarsi nella routine.

stilllife

Inizia così un viaggio per l’Inghilterra alla ricerca di chi ha conosciuto Billy e di una sua presunta figlia. La sua prima tappa è la fabbrica di pasticci di carne, dove il defunto aveva lavorato per un periodo. Durante la visita un ex collega di Stoke gli regala un pasticcio che May guarda perplesso, soprattutto dopo che il tipo gli rivela che Stoke, prima di licenziarsi, aveva pisciato per protesta nell’impasto.
John va quindi a prendere il treno per tornare a casa. Mentre aspetta in stazione chiede un tè al bar, ma la cameriera lo spiazza proponendogli la loro nuova cioccolata. Decide di assaggiarla, si accomoda e la gusta piano, mentre il treno su cui sarebbe dovuto salire lascia la stazione.Stilllife4

John sale invece su un bus che va nella direzione opposta, ed è lì che assaggia per la prima volta il sapore della ribellione alla routine: il pasticcio di carne. Lo scarta come un bambino con i regali di Natale, ed è eccezionale come risalta il suono della carta che si stropiccia e si accartoccia. John mangia: finalmente per fame non per sopravvivenza. Mangia perché vuole non perché deve.
StillLife5

Nella sua seconda tappa conosce l’ultimo grande amore di Billy Stoke, la proprietaria di un Fish and Chips. May si ritrova a dare una mano in cucina, totalmente spaesato e fuori tempo. E anche lì, come alla fabbrica, gli viene donato qualcosa da mangiare: un pesce.
Mentre è sul treno diretto a casa, John May apre l’involucro, di nuovo con la curiosità di un bambino, e attira su di sé le occhiate del vicino di posto. Decisamente non è da tutti i giorni vedere un pesce su un treno, come non è da tutti i giorni mettersi sulle tracce della vita di un uomo mai conosciuto.
May guarda il pesce sconsolato: non sa cosa farci, esattamente come non sa cosa fare col caso Stoke. Vorrebbe riuscire a rintracciare la figlia prima di chiuderlo.
StillLife6

Il pesce una volta tornato a casa finirà bruciato. L’impossibilità di chiudere il caso Stoke come vorrebbe non permette a John di prendere in mano la sua vita. Non può tornare indietro alla scatoletta di tonno, ma non sa come andare avanti e poter gustare il pesce fresco.
Ma ecco che arriva in suo soccorso una telefonata: Billy è stato in galera e lì sanno finalmente dirgli il nome della figlia e il suo indirizzo. Prima di presentarsi da lei però, decide di mettere in ordine le foto della ragazza trovate nell’appartamento del padre. Mentre prepara l’album si fa ora di cena, e finalmente John riesce a cucinare un bel pesce. Non lo brucia e lo mangia seduto non al tavolino stretto della cucina, ma al tavolo del soggiorno dove sta lavorando. Diventato un altro uomo, spinto dalle novità ignote che lo attendono l’indomani, finalmente può gustare anche lui il pesce fresco, come tutti gli uomini che vivono una vita di imprevisti.
StillLife7

L’incontro con la figlia lo sorprende: è infatti una bella donna e hanno tante cose in comune. Purtroppo però lei non vuole saperne di andare al funerale del padre e lo indirizza quindi da un uomo che aveva combattuto insieme a lui durante la guerra delle Falkland. L’uomo, ormai cieco, in occasione dell’incontro gli fa trovare qualcosa da mangiare: tonno in scatola, fetta di pane e tè.
StillLife8

John May non potrebbe essere più contento. È perfetto dice. E lo è veramente. John si sente a casa, come quando dopo essere stati lontani per tanto tempo, tua madre ti fa trovare il piatto che ti piaceva da piccolo. Il veterano è impossibilitato dall’infermità a vivere una vita di imprevisti. John si impossibilitava inconsciamente ma volontariamente. E sorride, mangia contento, come chi torna a casa, ritrova se stesso, ma sa che la sua vita è ormai altrove.

Sulla sua strada May incontrerà anche due barboni, amici di Billy, con in quali dividerà una bottiglia di whisky. Non tè, non cioccolata, ma il proibito alcol che va a rappresentare la trasgressione ultima. In quel colpo di tosse dovuto al primo sorso che brucia la gola risuona tutto il frastuono delle barriere autoimposte che si infrangono. John ora può vivere la vita che vuole.

Un giorno riceve una telefonata dalla figlia di Billy, ha cambiato idea, andare al funerale. I due si incontrano, chiacchierano e si piacciono.
Prima di salutarsi lei chiede a John se dopo il funerale gli andrebbe di bere una tazza di tè o di cioccolata. Sì, per berci una tazza di… qualcosa risponde lui.
Qualcosa che definiremo poi, che c’importa, decideremo al momento cosa ci va di bere, a seconda di come ci sentiamo. Per vivere una vita, come diceva Zeno Cosini, che non è né bella e né brutta, ma è originale.

 

Un pensiero su “Still Life, ovvero il cibo come rivoluzione

  1. Pingback: L’intestino felice | Le madeleine del lunedì

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...