La Storia

“Lo sa che io ho perduto due figli?” “Signora lei è una donna piuttosto distratta”
Fabrizio De André – Amico fragile

La Storia = Fabrizio De André + Roma città aperta + pici cacio e pepe

Il primo libro a diventare madeleine è La Storia di Elsa Morante. Scritto in circa tre anni, viene pubblicato nel 1974 per la collana Gli struzzi di Einaudi. Ed è proprio su una prima edizione acquistata all’epoca da mia madre che ho avuto la fortuna di leggerlo. Non conoscevo trama, nomi o altri particolari. Alla cieca ho preso il libro e mi sono affidata in toto alla scrittrice. Avevo già affrontato lo stile della Morante una decina di anni fa con L’isola di Arturo, ma questa è stata tutta un’altra… storia.

Dopo tre settimane di sessioni di lettura appassionate, arrivata all’ultima pagina mi sono ritrIMG_20150831_183357750ovata con gli occhi bagnati e un vuoto nel cuore. È il libro su cui ho versato più lacrime in assoluto dopo Jack Frusciante è uscito dal gruppo (avevo dodici anni e la lettera dell’amico suicida fu un colpo a tradimento). La Morante scaraventa il lettore dentro le vicende della famiglia Mancuso-Ramundo, che sopravvive a stento tra la povertà e la seconda guerra mondiale in una Roma non più capitale del mondo, ma agglomerato di vie e quartieri. Quella Roma città aperta rappresentata da Rossellini in un film perfetto per capire il contesto e le cause di quegli stenti. D’altronde al pari del film, il libro può essere definito neorealista: si passano in rassegna uomini e donne che ne hanno viste di tutte e sopportate di peggio, con i corpi e i volti segnati a rivelare le loro storie, con la bocca senza sorriso perché i sorrisi e la fatica non vanno insieme.

La trama di queste 657 pagine è però in verità molto semplice: la maestrina Ida vive una vita di continui, seppur inconsci, sacrifici. La sua unica ragione di vita è il benessere dei due figli: Nino e Useppe. Il più grande dei due, Ninuzzo, è un’anima inquieta che affronta la vita a muso duro. Tutto il contrario della madre che invece, timida com’è, si mette addirittura paura da sola quelle rare volte che sgrida il figlio o i suoi alunni. Useppe invece, il bambino dagli sconfinati occhi azzurri, quando appare sulle pagine cattura il lettore con le sue risatine e gli fa mostra del mondo: non un mondo immaginario, non un sogno, ma il mondo al di là di quegli occhi azzurri.
Il libro è la semplice, cruda, asciutta cronaca delle vicende di questi tre protagonisti, delle tante persone che incontreranno e delle loro vite sfasciate.
Perciò a questo libro non potevo che abbinare due canzoni di Fabrizio De André, cantautore specializzato, come la Morante, nel donare poesia alle vite sfasciate.

Rimini voglio dedicarla a Useppe, che immagina la villeggiatura, il mare e la lotta contro i pirati. Passa le giornate a regalare ai suoi amici terre promesse, che poi loro non mantengono, incapaci di stare al passo con la sua felicità. Inventa regni e loro glieli macellano. Come la Teresa della canzone, sull’orizzonte ci vede un altro orizzonte. Non rifugge dalla realtà, sia chiaro: ci vive immerso, ma non ne concepisce la cattiveria. La felicità di Useppe non è di questo mondo, o almeno non di quello umano.

Amico fragile è invece per Davide Segre. Anche se appare tardi nel libro, e va e viene nella vita dei tre protagonisti, va considerato un comprimario. Giovane borghese in lotta con la sua estrazione sociale, sente la sua anima vicina ai poveri, ma per esperienze e cultura ne resta irrimediabilmente distante. Ama la vita, ama gli uomini, ma il non sapere quale sia il suo posto lo costringe ad accartocciarsi su se stesso, tanto da apparire scostante ai più. Esattamente come il protagonista della canzone, cerca la compagnia per poi alla prima occasione allontanarsene insoddisfatto in una condizione di costante inadeguatezza.

Per diverso tempo la critica si è chiesta se La storia fosse o non fosse un capolavoro. Per me è tra i libri più belli che mi siano capitati tra le mani. È un libro straziante, vero, ma al contempo regala risate, colpi di scena e momenti di infinita tenerezza. Come quando Ida insieme ad altre donne povere come lei si mette a rubare chili e chili di farina da un furgoncino. Elettrizzata e col batticuore riesce, in tempi di digiuni, a regalare al figlio Useppe un piatto di pasta fatto in casa. E quindi concludo questa prima recensione dedicando a Ida la ricetta dei pici cacio e pepe, facili ed economici, da condire a crudo con l’olio portato dall’amico e oste Remo.
Per i pici:  1kg di farina, un pizzico di sale, un goccio d’olio e dell’acqua tiepida
Per il condimento: 250g di pecorino e pepe nero
Buon appetito!

Riferimenti temporali
Elsa Morante, La storia, 1974
Roberto Rossellini, Roma città aperta, 1945
Fabrizio De André, Rimini, 1978
Fabrizio De André, Amico fragile, 1975

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