Il conte Karlstein e la leggenda del Demone Cacciatore

“Hush, hush, hush, here comes the Boogeyman,
Don’t let him come too close to you, he’ll catch you if he can.”
Henry Hall – Hush Hush Hush (Here comes the Boogeyman)

Il conte Karlstein e la leggenda del Demone Cacciatore = (Henry Hall + Andrews Sisters) + Jumanji + zuppa di cavolo e salsicce

“Venghino signori venghino! Ammirate le creature leggendarie! Qui, ora, solo per voi: il vampiro dalla Transilvania, il demone dagli inferi, l’orco dai monti e il fumo nero da Lost! Ammirate ora il prodigio! Sono stati tutti tramutati in un unico mostro: il Demone Cacciatore!”
IMG_20151019_171322559Ebbene sì, il Demone Cacciatore, creatura inventata da Philip Pullman nel romanzo Il conte Karlstein e la leggenda del Demone Cacciatore, non è altro che un miscuglio di mostri. Lo scrittore inglese, allora alle prime armi, all’epoca in cui la trilogia Queste oscure materie era ancora lontana, si cimentò nella scrittura di un romanzo del terrore, pensato per un pubblico di ragazzi. Il libro che oggi fa da madeleine narra la storia di due bambine, Charlotte e Lucy, che si ritrovano improvvisamente in grave pericolo. Lo zio vuole infatti darle in pasto al demone che la notte del Giorno dei Morti terrorizza gli abitanti del villaggio. Ad aiutarle a sfuggire a questo orribile destino ci sono una ingenua cameriera, una stravagante istitutrice, una coppia di innamorati e un galeotto dal cuore d’oro.
Una storia effettivamente non molto originale, si dirà, ma grazie all’abilità dello scrittore risplende di un fascino tutto suo. Può essere interpretata come una meravigliosa lezione su quanto non sia importante solo cosa si dice, ma anche come lo si dice. Due  sono gli elementi che rendono il libro una lettura piacevolissima, anche per i più cresciutelli: la raffinatezza della scrittura e l’ironia. Philip Pullman è, ed era anche da giovane, uno scrittore straordinario. Già dalle prime righe rende la storia del conte Karlstein così viva e coinvolgente che il lettore si lascia travolgere dagli eventi narrati senza accorgersene; solo alla fine dell’ultima pagina, quando i fatti appena letti viaggiano tra i pensieri, arriva il risveglio e si scopre che in realtà, la storia, non sa di niente. E viene subito la voglia di rileggerlo per capire come sia stato possibile cadere in un tale inganno.
Questo incantesimo riesce grazie soprattutto all’uso che Pullman fa dell’ironia. I capitoli più paurosi e terrorizzanti sono smorzati nella loro tetraggine da momenti comici che attendono pazientemente il lettore negli angoli più inaspettati delle pagine. I protagonisti affrontano il demone del tutto impreparati; come dargli torto d’altronde, non capita mica tutti i giorni. Ma invece di farsi prendere dal panico, affrontano gli ostacoli consapevoli della propria goffaggine e perciò con grande autoironia. In Jumanji, film per ragazzi degli anni ’90, i personaggi si comportano nello stesso modo. La trama è abbastanza prevedibile, ma la vera forza del film è nell’atteggiamento di Alan Parrish e compagnia: di fronte a leoni feroci, piante assassine e cacciatori vendicativi si armano di comicità e a colpi di sarcasmo rendono il film uno tra i più piacevoli e divertenti del genere.

Il Demone Cacciatore, questa oscura entità malvagia che aleggia sul villaggio, va in giro con una muta di cani fantasma e semina terrore solo una volta all’anno. Chi se l’è trovato davanti non ha più fatto ritorno a casa. Risulta quindi molto importante sapere come difendersi da lui. Nel corso del libro vengono elencati diversi stratagemmi sia per tenerlo lontano che per ucciderlo. La preoccupazione maggiore per il villaggio è la sicurezza dei bambini. Prima di Pullman, negli anni ’30, il compositore e direttore d’orchestra inglese Henry Hall, aveva affrontato il problema nella canzone Hush, hush, hush (Here comes the Boogeyman), una sorta di prontuario per  bambini affinché siano in grado di difendersi contro The Boogeyman.

Ma l’unica vera risorsa contro il Demone Cacciatore sono i personaggi femminili di questo romanzo. La cameriera Hildi e le sue compagne d’avventura sono coraggiose, intelligenti, scaltre. Sono delle guide infallibili a cui i personaggi maschili si affidano e senza le quali si ritroverebbero persi. Va detto che, alla fine, il salvataggio delle bambine verrà affidato al fratello di Hildi. Ma come diceva la saggia mamma de Il mio grasso grosso matrimonio greco The man is the head, but the woman is the neck. And she can turn the head any way she wants. È quindi un coro di donne a guidare la battaglia contro il Demone. Ed era un coro di donne, negli anni della seconda guerra mondiale, a spronare i soldati americani. Le Andrews Sisters in We’ve got a job to do, lasciavano poco spazio al divertimento ed elencavano tutti i doveri di un buon soldato.

Tra i vari personaggi maschili, che sono per lo più inetti, tonti, cattivi o alla meno peggio delinquenti, solo uno risalta sugli altri. In realtà viene appena abbozzato da Pullman, ha un ruolo poco importante ai fini della storia, ma è ugualmente ricco di fascino: il dottor Cadaverezzi. Un cialtrone, un illusionista, un tipetto poco raccomandabile che finisce in prigione un giorno sì e l’altro pure per truffe e bricconate varie. Un mascalzone quindi, ma a cui Pullman ha deciso di donare un fascino irresistibile. Ça va sans dire che è un italiano, e tra tutti quegli austroungarici spicca per ingegno e simpatia. La ricetta di oggi quindi, non sarà la triste zuppa di cavolo alla tedesca che appesta l’aria per tutto il romanzo, ma la sua versione italiana, ben più saporita, tratta dal mitico ricettario Il talismano della felicità di Ada Boni: la zuppa di cavolo e salsicce.IMG_20151019_171305854
Ingredienti per 6 persone: un cavolo, una fettina di lardo, 2 salsicce, prezzemolo, uno spicchio d’aglio, sale, pepe, un cucchiaino di estratto di carne, 2 litri di acqua, 50 gr di cotenne lessate di maiale, fettine di pane abbrustolite, parmigiano grattato
Procedimento: pulire il cavolo e farlo a fette. Mettere in una casseruola un pesto di lardo, salsicce spellate, prezzemolo e aglio. Aggiungere il cavolo e le cotenne tagliate a striscioline. Condire con sale, pepe ed estratto di carne. Aggiungere l’acqua e far cuocere per un ‘ora e più. Una volta cotta, prendere delle scodelle, coprire il loro fondo con le fette di pane, versarci sopra la zuppa e per finire una spolverizzata di parmigiano.
Buon appetito!

Riferimenti temporali
Philip Pullman, Il Conte Karlstein e la leggenda del Demone Cacciatore, 1982
Joe Johnston, Jumanji, 1995
Henry Hall, Hush hush hush (Here comes the boogeyman), 1932
Andrew Sisters, We’ve got a job to do, 1942

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