Limonov

“Non ci bastava imitarli, noi volevamo essere come loro!”
Nicki – Bling Ring

Limonov = The Lemonheads + Bling Ring + penne alla vodka

Emmanuel Carrère è uno scrittore molto bravo: sa usare le parole, sa creare intrecci accattivanti, insomma, sa fare il mestiere che si è scelto. È anche consapevole di essere molto bravo, e questo lo porta spesso a optare per delle storie insipide che grazie alle sue capacità diventano interessanti. Un grande pregio si potrebbe dire, in un’epoca, quale è la nostra, in cui tutto è stato detto e si cercano disperatamente nuovi modi di raccontare. c235eae35411b95e3b1a2f6ff56fab1c_w_h_mw650_mh1Ma in Limonov, il suo grande bestseller, Carrère si  è perso. La biografia romanzata del controverso scrittore russo Eduard Limonov presenta come voce narrante lo stesso Carrère, che intreccia la propria vita a quella del protagonista attraverso parallelismi e opinioni personali. La storia di Limonov è ricca di avvenimenti improbabili che nascono principalmente dal contrasto fra due personalità molto forti: una è appunto quella dello scrittore russo, l’altra è quella dell’URSS, luogo di nascita e formazione dello scrittore. Ed è proprio l’avere fra le mani una storia già di per sé ricca e problematica ad aver creato delle falle nella creatività di Carrère. Le sue capacità letterarie sono passate in secondo piano, relegate a dover fare da collante fra i vari avvenimenti. Aleggia su tutto il romanzo la sua stima incondizionata per Limonov, che sconfina in certi punti nella piaggeria, nella irritante somiglianza a certe interviste di Fabio Fazio ai personaggi che il conduttore adora e con i quali scopre di avere qualcosa in comune.
Carrère avrebbe voluto vivere la vita di Limonov. Anche solo per un breve periodo avrebbe voluto non essere l’alto borghese francese che è, ma essere quel teppista sovietico figlio di veri lavoratori sovietici. A giustificazione, inconsciamente, di questo suo sentire, non perde occasione per ricordare ogni tot pagine al lettore che anche Limonov era invidioso delle vite degli altri, specialmente dei poeti arrivati. Poco importava se la loro fama era dovuta agli anni passati nei gulag o alle torture inflitte dalla spietata polizia sovietica; per lo scrittore russo l’unica cosa che veramente contava era arrivare alla fama, a qualunque costo.
Una regista che recentemente ha saputo raccontare benissimo questo fenomeno è Sofia Coppola nel film Bling Ring.

La storia prende spunto da un fatto di cronaca: un gruppo di adolescenti americani si intrufolava nelle case dei VIP a Beverly Hills per rubare i loro oggetti di lusso e riuscire così nell’illusione di vivere la vita degli arrivati. Quando saranno finalmente scoperti, trasformeranno il processo in un perfetto trampolino di lancio per le loro “carriere”. Un po’ come sta facendo ora Raffaele Sollecito con il suo libro. Un po’ come, secondo Limonov, aveva fatto il poeta Iosif Brodskij.
Un altro elemento che infatti risalta in questa biografia romanzata, è il disprezzo, se non l’odio, che Limonov prova per il 99% delle persone che incontra. Scrittori, genitori, amanti, datori di lavoro, non si salva praticamente nessuno. La sua vita, almeno nella versione di Carrère, si caratterizza per una costante misantropia. You got problems you can’t solve, it’s enough to make you start hating your friends cantano i Lemonheads.

I Lemonheads sono un gruppo pop-punk americano, esponenti di un genere che nella stessa definizione è un ossimoro: il punk, musica di rottura, rabbia, distruzione, è agli antipodi del pop, musica conciliante e diplomatica. Lo stesso si può dire per questo libro: la storia di Limonov è travagliata e oscura, ma Carrère la racconta con ingenuità. Un’ingenuità solamente letteraria, ça va sans dire, perché l’operazione realizzata dallo scrittore francese è in verità molto furba.
“Per farsi conoscere, uno scrittore può, grosso modo, scegliere tra inventare storie, raccontarne di vere o dare la propria opinione su come va il mondo” scrive Carrère con riferimento al periodo in cui il giovane Limonov cercava disperatamente di emergere. E lui stesso, per uscire dal dimenticatoio in cui il grande pubblico l’aveva relegato, ha preso una storia vera, ha inventato alcune parti e ha farcito infine il tutto con le sue opinioni. Ha usato ben tutte e tre le strategie al fine di trasformare il libro in un bestseller. E ci è riuscito. Come riuscirono i Lemonheads agli inizi degli anni ’90 con Mrs Robinson di Simon & Garfunkel. La loro versione conquistò il pubblico.

La storia dell’emarginato Limonov è stata levigata per essere letta in salotto senza scandalizzare e senza causare fastidio. Lo scrittore russo viene fatto personaggio, perde le sue caratteristiche umane e, sotto la protezione della finzione letteraria, gli sono concesse qualsiasi azione e qualsiasi opinione. Ha il sapore delle penne alla vodka, quel piatto un po’ malinconico e simbolo, occidentale, di quegli anni ’80 così importanti per la Russia e così superficiali per noi. vodka
Ingredienti: penne 150 gr, 1/4 di cipolla, 75 gr di pancetta, 1/2 bicchierino di vodka, 150 gr di passata di pomodoro, 100 gr di panna da cucina, 2 cucchiai di olio, sale q.b.
Preparazione: mentre si cuoce la pasta, mettere a rosolare la cipolla e la pancetta in una padella con l’olio. Quando la cipolla è dorata, sfumare con la vodka e far evaporare bene l’alcol a fiamma alta. A questo punto aggiungere la passata di pomodoro. Non appena è cotta, spegnere il fuoco e aggiungere la panna. Quando la pasta sarà pronta, mantecarla con il sugo preparato e servirla in tavola.
Buon appetito!

Riferimenti temporali
Emmanuel Carrère, Limonov, 2011
Sofia Coppola, Bling Ring, 2013
The Lemonheads, Hate your friends, 1987
The Lemonheads, Mrs Robinson, 1992

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