La caverna

“Ricordiamoci che la prima cosa potrebbe essere stata messa lì per distrarci dalla seconda. Verificare, secondo me, è la vera regola d’oro […] Adesso per rivelare, non per nascondere. Lavorerò tutto il giorno.”
José Saramago – Manuale di pittura e calligrafia

La caverna = Area + La montagna sacra + Challah

Al contrario di altri mestieri, come il regista o il musicista, quello dello scrittore si dice che sia un mestiere che non necessita di conoscenze tecniche. Il pensiero comune vuole che basti un’idea buona e una buona conoscenza della grammatica per poter prendere una penna in mano e scrivere. Ma è a causa di questa credenza se l’80% dei romanzi pubblicati sono alla fin fine tutti uguali: buone storie e facili emozioni narrate in capitoli predefiniti e incorniciate in una sintassi sì perfetta, ma assai noiosa. Lo scrittore spesso non ha consapevolezza del proprio mezzo espressivo e perciò non riesce a giocarci. Punteggiatura, lessico, metafore, tutto è usato alla perfezione e in nome di quel credo che vuole la sostanza più importante della forma. Ma c’è un 20% di romanzi in cui le regole linguistiche vengono capovolte, mischiate, destrutturate; contenuto e forma godono di pari opportunità e le opere che ne scaturiscono sono formidabili. Sempre nel pieno rispetto della tradizione del linguaggio come mezzo di comunicazione si apre la strada alla sperimentazione.
José Saramago era uno scrittore che giocava con la lingua, soprattutto con la punteggiatura. Ha trasformato i romanzi in flussi continui di frasi senza punti, punti interrogativi, virgolette. Se si sfogliano, le pagine dei suoi libri appaiono come dei muri fitti di parole; ma quando si leggono rivelano una scrittura morbida, lenta e suggestiva. Saramago ha tradotto in scrittura il Portogallo, la sua terra all’apparenza aspra e dura, ma ammorbidita dalla dolcezza delle forme geografiche e dallo scorrere placido del grande fiume Tago. Ed è dei suoi conterranei che lo scrittore Premio Nobel per la letteratura nel 1998 ha parlato nella sua sconfinata produzione, con particolare attenzione per quegli uomini e quelle donne in conflitto con una società sempre meno accogliente e sempre più invadente.
la-caverna_35810Nel libro La caverna, edito in Italia nel 2000, lo scrittore portoghese affronta il tema della globalizzazione e del rapporto tra nonluoghi e luoghi identitari. La famiglia protagonista è composta da Cipriano Algor, un vecchio artigiano che ha lavorato per tutta la sua vita, la figlia, il genero, guardiano nel famigerato Centro, e un cane fedelissimo. Il Centro è l’antagonista: è un luogo creato apposta per far spendere soldi in oggetti che il Centro stesso dice di comprare. È divertente e accogliente più o meno quanto la Morte Nera di Star Wars. L’evento che cambierà la vita della famiglia sarà il rifiuto da parte del Centro di continuare a vendere le stoviglie in terracotta realizzate a mano da Cipriano Algor. Ritrovandosi di punto in bianco senza lavoro, l’artigiano cercherà di risollevarsi dalla sorte avversa producendo delle statuette d’arredamento. Nonostante i sacrifici e il duro lavoro, il deposito continuerà a rimanere pieno di resi e invenduti che assilleranno la coscienza dell’anziano. Un’immagine, questa, che ricorda la sala piena di statue di Gesù Cristo in cui piomba all’improvviso il protagonista de La montagna sacra di Alejandro Jodorowsky, e che lo costringerà a un confronto con se stesso.

Nel film il protagonista rimane vittima, nel suo percorso di crescita interiore, dei falsi maestri. Negli anni ’70, periodo in cui il film è nato, il mondo pullulava di falsi guru che dicevano di conoscere, e quindi vendevano, la verità. Così fanno le menti dietro al Centro nel libro di Saramago, sfruttando il mito di Platone sugli uomini intrappolati nella caverna a osservare l’ombra della luce: l’unica verità è quella proposta dal Centro, ciò che c’è al di fuori non è vita. I vicini e gli stessi familiari di Cipriano Algor ci cascano, vorrebbero andare a vivere al Centro, è la loro unica speranza per non rimanere esclusi e non vivere più nell’ombra. Ma qual è questa presunta verità spacciata dalla “Morte Nera”?
“Ti venderemmo tutto quello di cui tu hai bisogno, se non preferissimo che tu abbia bisogno di ciò che vendiamo”
Questo è il motto, il credo. Creare individui tutti uguali, dalle vite uguali. La standardizzazione come sistema di controllo e il lavoro come libertà di consumare acquisti indotti.

Questa canzone degli Area – International POPular Group presenta il percorso di crescita di un essere umano che, dall’accettazione dello sfruttamento lavorativo al fine di liberarsi dalla miseria, arriva alla conclusione che quella conquistata non è libertà ma è una miseria diversa. Un percorso che anche la famiglia di Cipriano Algor decide di intraprendere e che la porterà a scoprire gli oscuri segreti celati dietro l’organizzazione del Centro. Saramago usa il mito platonico su diversi piani di lettura e come filo conduttore sia del romanzo che delle storie dei differenti protagonisti: lo scopo finale è sempre il raggiungimento della consapevolezza.

Gli Area sono stati un gruppo fondamentale nella storia della musica italiana. Un esempio di musica progressive invidiatoci da tutto il mondo. Nelle loro canzoni non hanno mai avuto paura di appropriarsi della tradizione, sia a livello di suoni che di linguaggio, e di incastonarla nella sperimentazione. Anche la famiglia protagonista de La caverna, nel tentativo di continuare a vendere decide di sperimentare nuovi prodotti, nuove vie. Nel rispetto però del tradizionale processo di preparazione della ceramica: la quantità d’acqua che deve essere mischiata all’argilla, la temperatura del forno da mantenere, i tempi di cottura e di raffreddamento. Nel racconto di Saramago il tutto assume contorni di sacralità, come se si assistesse alla preparazione rituale del pane ebraico per il sabato, il giorno del riposo: la Challahjesserichman_challah-bread-for-everything1409746612541
Ingredienti: 4 bicchieri di acqua tiepidi, 20 grammi di lievito disidratato in grani, 1 bicchiere di olio di semi leggero, 1 bicchiere di zucchero, 2 uova, 2 cucchiai di sale, 2 kg di farina, 2 tuorli d’uovo per spennellare il pane, semi di sesamo o semi di papavero per decorare il pane.
Procedimento: sciogliere in una ciotola capiente il lievito con l’acqua tiepida e far riposare un paio di minuti. Aggiungere lo zucchero, l’olio, il sale e le uova e amalgamare il tutto; aggiungere poi poco alla volta la farina. Quando l’impasto diventa compatto e non si attacca più alle mani lavorarlo bene su un piano infarinato per una decina di minuti, trasferirlo in una ciotola leggermente unta e farlo lievitare per almeno un’ora coperto da un panno umido, finché non raddoppia. Una volta lievitato fare la caratteristica forma a treccia e disporre l’impasto su una teglia ricoperta di carta da forno. Dopo averlo fatto lievitare per altri trenta minuti, spennellare con 2 tuorli diluiti in un po’ d’acqua e cospargere di semi di sesamo o papavero. Mettere nel forno preriscaldato a 200° per una decina di minuti, poi abbassare la temperatura a 180° e far cuocere per un’altra ventina di minuti.
Buon appetito!

Riferimenti temporali
José Saramago, La caverna, 2000 (Traduzione della bravissima Rita Desti)
Alejandro Jodorowsky, La montagna sacra, 1973
Area, Arbeit macht frei, 1973
Area, Consapevolezza, 1973

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