Il dolore pazzo dell’amore

“E se ne andò colla sua sporta sotto il braccio; poi, quando fu lontano, in mezzo alla piazza scura e deserta, che tutti gli usci erano chiusi, si fermò ad ascoltare se chiudessero la porta della casa del nespolo, mentre il cane gli abbaiava dietro, e gli diceva col suo abbaiare che era solo in mezzo al paese. Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico.”
Giovanni Verga – I Malavoglia

Il dolore pazzo dell’amore = Spakka Neapolis 55 + Departures + culurgiònis

Nel dialogo Fedro, Platone fa raccontare a Socrate il mito di Theuth. L’ingegnosa divinità egizia un giorno si presenta dal suo re Thamus e annuncia di aver inventato l’alfabeto, le lettere che permetteranno finalmente di poter scrivere il sapere e quindi di diffonderlo. Ma il re, tutt’altro che impressionato, frena l’entusiasmo di Theuth e prefigura per gli uomini un effetto disastroso dell’invenzione: essi cesseranno di esercitare la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall’interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei. Per Socrate il sapere, quello vero, va affidato alle parole: verba quae volant verso l’alto mentre la scrittura incatena. È l’inizio del conflitto tra oralità e scrittura, a tutt’oggi irrisolto.
51OZqCZ+kZL._SX350_BO1,204,203,200_C’è però un libro che da questo confronto trae la sua forza. Il dolore pazzo dell’amore di Pietrangelo Buttafuoco, edito da Bompiani nel 2013, è un libro che non va letto, bensì detto. Quando si apre e si leggono le prime righe, quelle dedicate al gelsomino bel fior d’amore, si sente la gola graffiare, la lingua battere sul palato e infine la bocca aprirsi e pronunciare le parole fino allora solo lette. La differenza tra oralità e scrittura si annulla e si fa invece somma di conti. Tanti e intensi sono infatti i cunti approdati sulle pagine dalla vita dello scrittore. I lettori narranti navigano nella memoria tra ricordi familiari, ambienti profondamente siciliani, accadimenti storici e sapienze di altri mondi, antichi o lontani. Si incontrano volti e voci di affetti, mestieri, miti: di ciò che non è più. Come il tanatoesteta protagonista del film giapponese Departures, l’autore fa di questo libro una cerimonia durante la quale, attraverso formule ripetute e parole rituali, rende omaggio a ciò che fu.

Il protagonista del film, richiamato a vivere nel suo paese natale, si districa tra un lavoro che lo tiene a stretto contatto con la fine, ed eventi che lo porteranno a riappropriarsi della saggezza paterna, ritenuta svanita. “Tutto ciò che è scomparso mi dilaga dentro” è il grido sgorgato dalla somma dei conti di Buttafuoco.  I gesti, le forme di educazione, i momenti dell’ascolto, tutto una volta divenuto invisibile si è fatto memoria e radice, allegoria dell’eterno. Rientra in quel mondo sacro e inviolato a cui l’uomo tende disperatamente. E pare di sentire quel canto che è la Pizzica di San Vito dei Normanni: un duello d’amore a colpi di poesia e dubbi che nei versi finali si risolve in una serenata al santo.

Le ultime pagine del libro ospitano una poesia di Ibn Hamdis, il poeta arabo-siciliano vissuto tra l’XI e il XII secolo, corollario necessario per comprendere la vastità del libro. Tra i versi finali viene introdotto un personaggio fondamentale nella vita di chi, come l’autore, è cresciuto su un’isola: il mare. Vile, disgraziato, divisore, costringe lo sguardo a puntare oltre l’orizzonte, a mettersi in punta di piedi per sbirciare quell’altrove che pare il paradiso. Ma a non dare pace è il rumore dell’acqua, lu rusciu te lu mare: è fatto delle voci dei popoli che solcarono le onde, per guerra o per amore, e di chi è arrivato dall’altra parte e aspetta. Entra in chi lo ascolta insieme a quella linea dell’orizzonte incancellabile dagli occhi.

Cunti così intensi vanno anche saputi maneggiare e Buttafuoco fa un lavoro impeccabile, rendendo le parole uno scrigno perfettamente a misura. C’è un aneddoto che il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, si diverte spesso a raccontare: una signora emiliana, venendo a conoscenza dell’invenzione dei ravioli aperti da parte dello chef Gualtiero Marchesi, reagì così: “Ravioli aperti? Ma se ci abbiamo messo 400 anni a imparare a chiuderli!”. La scrittura di Buttafuoco è esattamente come la sfoglia di pasta dei ravioli. Il ripieno de Il dolore pazzo dell’amore è saporito, speziato, ed è racchiuso in una sfoglia delicatissima. E più la pasta è sottile, più i ravioli sono buoni; specialmente i culurgiònis sardi, che sotto la delicata chiusura a forma di spiga celano il pizzicore della menta.
Ingredienti: 500 gr di patate, 200 gr di pecorino stagionato, 150 gr di pecorino fresco, 2NEWS_33196 spicchi d’aglio, 10 foglie di menta, 500 gr di farina, 200 ml di acqua, sale e olio q.b.
Per il ripieno: mettere a soffriggere nell’olio i due spicchi d’aglio. Far lessare le patate, sbucciarle ancora molto calde e, dopo averle schiacciate in una purea, farle raffreddare. Mischiare in un contenitore le patate con i formaggi grattuggiati, la menta tritata e l’olio. Per la sfoglia: amalgamare la farina con un pizzico di sale, l’acqua e due cucchiai di olio. Lavorare l’impasto per qualche minuto fino a ottenere un panetto liscio ed elastico. Farlo riposare 30 minuti e poi stenderlo in strisce molto sottili, da cui ricavare dei dischetti di circa 6 cm di diametro. Al centro di ogni dischetto mettere un cucchiaio di ripieno e, ripiegando i lati, pizzicare la pasta per formare la chiusura a forma di spiga. Cuocere in acqua salata bollente per circa 5 minuti e condire con sugo di pomodoro.
Buon appetito!

Riferimenti temporali
Pietrangelo Buttafuoco, Il dolore pazzo dell’amore, 2013
Yōjirō Takita, Departures, 2008
Spakka Neapolis 55, Pizzica di San Vito, canto salentino
Spakka Neapolis 55, Lu rusciu te lu mare, canto salentino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...